Il riccio nasce generalmente verso la fine di agosto, assieme ad alcuni fratellini: da due sino a nove.
Appena nato è lungo pochi centimetri, ha la pelle ricoperta di piccolissimi aculei biancastri e molto molli. Poichè i ricci sono mammiferi, la madre naturalmente allatta i piccoli. E’ molto premurosa e previdente. Essa rimane sempre con i figli e quando deve allontanarsi momentaneamente provvede a coprirli con erbe secche.
A due settimane, il riccio comincia ad aprire gli occhi ed emette deboli strida specie se ha fame oppure è spaventato.
A tre settimane il piccolo esce dal nido e sotto la sorveglianza materna comincia a cercare insetti, vermi e molluschi.
A un mese e mezzo il riccio non prende più il latte materno, ma rimane ancora con la genitrice che lo nutre.
A sessanta, settanta giorni è adulto e può iniziare la sua vita indipendente. La madre stessa lo allontana a colpi di muso.
Sonno e letargo
Durante la buona stagione, il riccio si rimpinza e accumula riserva di grasso sotto la pelle. Così, quando la temperatura comincia ad abbassarsi, esso diviene torpido e passa la maggior parte del suo tempo raggomitolato nella tana e immerso nel sonno. Quando poi la temperatura si abbassa al di sotto dei 10-12 gradi, cade in letargo. Così rimane avvolto a palla con gli aculei diritti (per difendersi!) e la temperatura del suo corpo è di circa un grado superiore a quella dell’ambiente. Se però la temperatura scende ancora, a cinque gradi o meno, la temperatura del dormiglione rimane sempre sui sei gradi, fino al risveglio primaverile.
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