L’Europa, nel Medioevo, produceva pochi foraggi. Non essendo possibile nutrire il bestiame per i lunghi mesi invernali, in autunno si facevano grandi macellazioni. La carne scendeva di prezzo e molti ne facevano provvista anche per l’inverno, conservandola affumicata o sotto sale.

La carne conservata non era però molto buona e per renderla appetitosa veniva cucinata con le spezie, cioè con il pepe, la noce moscata, i chiodi di garofano e la cannella.

Queste spezie erano quindi molto ricercate nonostante il loro prezzo elevato. Giungevano infatti dalle terre misteriose e lontane, principalmente dall’Africa Equatoriale e dall’India.

Gli Arabi le trasportavano con le loro carovane attraverso i deserti e le sbarcavano sui paesi costieri del Mediterraneo Orientale. In questi porti avevano i loro depositi e magazzini i commercianti europei, principalmente veneziani e genovesi. Le due famose Repubbliche marinare italiane erano praticamente le sole ad esercitare questo commercio che per molti secoli portò loro grandi ricchezze. La “via delle spezie” passava per l’Italia. Quando però i navigatori portoghesi raggiunsero le Indie attraverso l’Oceano Atlantico e l’Oceano Indiano, la via delle spezie cambiò direzione ed il commercio italiano decadde rapidamente.

Una delle prime conseguenze delle grandi scoperte geografiche fu dunque la decadenza dei porti mediterranei. Divennero invece sempre più ricchi ed importanti i porti sull’Atlantico, soprattutto Lisbona e Oporto in Portogallo, Cadice e Siviglia in Spagna.

Più tardi, quando furono esplorate anche le coste dell’America settentrionale, si arricchirono anche i porti del Mare del Nord, specialmente Amsterdam, Anversa e Londra.