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“…quando il riccio si accorse della vipera, si rizzò e le si avvicinò senza timore, la fiutò dalla testa alla coda e soprattutto vicino alla gola. La vipera sibilò e lo morse più volte nel muso e sulle labbra. Come per beffarsi di una così debole assalitrice, il riccio si accontentò di leccarsi le ferite, continuò a esaminarla e fu morso ancora e questa volta sulla lingua. Non smise tuttavia di annusare la vipera; poi, d’improvviso, la prese per la testa, gliela triturò, compresi i denti e le ghiandole velenifere, e ne divorò quasi metà del corpo…”

In questo modo uno scienziato naturalista tedesco descrisse la fine di una vipera, di cui era stato testimone; triste fine ricevuta non per mano, ma per… denti di un animaletto che nessuno riterrebbe tanto coraggioso, deciso e resistente: il riccio.

Sullo stesso argomento:

  1. Classificazione del riccio
  2. Vita, sonno e letargo del riccio
  3. Come è fatto il riccio