La montagna certamente non è produttiva come la pianura o la collina, e questo per due motivi principali:
- la temperatura bassa: noi sappiamo già che in montagna la temperatura è più bassa rispetto alla pianura: e il freddo rende difficile o impossibile la vita di moltissimi vegetali;
- il terreno disadatto: molto spesso il terreno in montagna è sassoso, roccioso, pochissimo fertile. Inoltre, essendo in pendio, è difficile da lavorare e fa sì che l’acqua trascini via il terriccio oppure scorra senza irrigarlo.
Per questi motivi, le coltivazioni in montagna sono più difficili che in pianura e danno prodotti più scarsi: s’intende poi che al di sopra di una certa altezza (sui 2000 metri) non è più possibile coltivare nulla. Qui la montagna offre soltanto legname con i suoi boschi, e pascoli.
Al di sopra dei 600 metri la montagna si presenta ricoperta soprattutto di estesissimi prati. L’erba infatti cresce fin oltre i 2000 metri. Essa viene utilizzata per il pascolo degli animali (buoi, mucche e pecore), falciata e fatta seccare al sole, affinchè diventi fieno. Oltre che dai prati, le pendici dei monti sono ricoperte da vastissimi boschi, in basso di castagni e querce, più in alto di faggi, abeti, pini silvestri e larici.
Le colture si possono distinguere in:
- frumento e mais;
- la vite;
- l’olivo;
- patate e ortaggi.
Gli allevamenti si distinguono invece in:
- bovini;
- ovini.
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